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Capitolo dal libro "DOMANI SI PARTE"
CRONACA DI UN EPISODIO DI QUESTA VITA MERAVIGLIOSA
Anche oggi, come tutte le domeniche mattina, vado a Messa e mi comunico. Questo tempo, passato in Chiesa, è trascorso a pregare ed a rivolgermi alla statua della Pietà che rappresenta la Madonna con in braccio il corpo esangue di Gesù. Il volto di Maria è straziato dal dolore che la rende persino brutta e con lo sguardo cattivo. E’ a questa Donna a cui io, nel pregare, mi rivolgo ed è Lei, che sa cosa significa perdere il Figlio, che supplico perché il dolore così profondo che Lei ha provato stia lontano dal mio cuore. Le dico che Lei per 33 anni ha goduto Suo Figlio mentre al mio, a 22 anni è stata negata la possibilità di vivere una vita normale. Mi rivolgo a Lei perché è la più potente. Anche Gesù lo è, ma Lui è un predestinato e tutto quello che ha fatto o sapeva di dover fare era già tutto scritto. La Madonna no, era fuori schema, infatti Gesù grazie all’amore che aveva per Lei, fece un miracolo che non era programmato. Quando a Cana, Maria Gli chiese di trasformare l’acqua in vino, Lui Le rispose, che non era ancora giunto il momento. Ma l’amore che univa questo Figlio alla Madre era troppo forte e non rispettando il canovaccio fece il suo primo Miracolo. Ecco è a questa Madre che io mi rivolgo, che ben conscia del dolore che un Genitore prova per il corpo martoriato del Figlio, si convinca di intercedere presso Gesù e come allora anche stavolta lo convinca ad operare il miracolo, restituire a Samuel la sua gioventù negata. Al termine della Messa dopo la Comunione, che anche oggi mi ha visto assentarmi da questa terra, per appartarmi con Dio, come le altre domeniche , vado davanti alla statua della Pietà per accendere una candela. Con stizza vedo che nel candeliere non ci sono più posti liberi. Tutti gli spazi sono occupati da candele accese da altre persone che Le implorano un aiuto. Un angoscia mi prende, non voglio uscire dalla Chiesa senza che una lingua di fuoco accesa danzi davanti ai Suoi occhi e continui a simboleggiare la fiamma della vita che vive. Vita a cui rinuncerei subito e pur volentieri purchè tornasse ad ardere la fiamma di una vera esistenza per il mio Samuel. Non so cosa fare ,il primo pensiero è di togliere, dai supporti, una candela quasi finita per metterci la mia, ma ciò non è corretto. Sarebbe come spegnere la speranza della Persona che ha acceso quel cero Non so cosa fare, una goccia di cera bollente che mi è colata sulla mano mi fa tornare in me. Mi guardo e mi vedo buffo con una candela accesa in mano a lato dell’altare su cui troneggia la statua di Maria. Mi sembra di essere come uno di quegli angioletti ai lati delle statue con una candela in mano; solo che la mia è vera come vera è la cera che è tornata a scivolare lungo il suo fusto per fermarsi sulla mia mano. Non voglio arrendermi, spegnere la candela e depositarla nel contenitore, affinché il Sacrestano la accenda più tardi non mi sembra corretto e quella idea non mi lascia sereno. Lasciarla spegnere mi sembrerebbe di far morire la speranza che invece deve essere sempre più fortificata più passa il tempo per non rischiare di pensare alla resa . Non so cosa fare, alzo gli occhi alla Madonna per chiederLe aiuto e Lei ….mi da la soluzione. Davanti a me c’è una Donna che abbraccia il Suo Figlio quasi a volerGli ridare la vita. Il cuore che batte, il sangue di Maria che pulsa nel suo corpo così vicino a quello esangue di Gesù può ridargli l’anelito di vita grazie all’amore che La pervade. Ho capito tutto. Guardo nel portacandele stracolmo e ne vedo una piccola piegata su se stessa, quasi a cercare di scappare al destino crudele che tra poco, essendo finita la cera che sostiene lo stoppino, la porterà a sicura fine. La fiammella lampeggia, sembra che si protenda verso di me e mi chieda Aiuto. "Non lasciarmi morire, fai qualcosa, ridammi la vita". Io non sono nessuno, posso solo pregare perché le cose scritte e che mi portano dolore abbiano ad essere riscritte in senso meno atroce. Ma come in tante occasioni, in cui uno diventa eroe per caso e collabora alla salvezza di un altro essere, anch’io in quel momento posso far continuare quella vita ed allontanare il momento della sua fine. Quel moccolo di candela che si abbrevia sempre di più e le cui lacrime di cera colando lungo un tronco danno vita ad una forma sgraziata e non più perfetta ha un nome: è il mio Samuel. Perché non mi sono accorto prima, è il mio Samuel, è il mio bimbo che mi chiede aiuto e mi chiede di poter vivere ancora. "Si amore mio non preoccuparti, ora sono qua io e farò di tutto per farTi rivivere. Accosto la mia candela, ancora intera al moccolo e subito quella protuberanze di cera ancora calda, si avvicinano al mio tronco, mi abbracciano e spariscono e si fondono in una forma unica. Quel pezzo di candela, ormai alla fine della sua esistenza è tornato a vivere, quell’avanzo, ormai insignificante e senza valore s’è trasformato diventando un portacandele. La mia candela accesa che doveva essere spenta ,non avendo un posto su cui fissarla, ora troneggia bella e diritta davanti a Maria. Più in basso, quello che fino a poco prima era un mozzicone di candela senza futuro ora non c’è più. Si è trasformato ed è diventato la base su cui la nuova candela si appoggia e può esplicare la sua funzione. Quei grumi di cera, ai piedi del mozzicone, prima simili a protuberanze rognose ora sono spariti, al loro posto ci sono 2 braccia che avvincono la candela madre ed in questo gioco di ridare la vita, l’essenza di una è diventata vitale per l’altra. La cera che si fonde, piano piano scivola verso il basso e si ferma sopra quello che era un mozzicone. No, non è possibile, la candela grande si sta lentamente consumando e la sua vita che fugge non svanisce nel nulla ma, scendendo verso il basso, avvolge lo stoppino che era quasi spento e gli costruisce attorno un altro corpo cilindrico. Una vita che stava spegnendosi prende energia da un’altra che piano piano si consuma e trae energia per rivivere una nuova esistenza. La Madonna mi guarda compiaciuta, è contenta che abbia capito il suo messaggio. Anche Lei avrebbe voluto consumarsi per tenere in vita il suo Gesù, ma non era scritto così, però il suo sguardo mi dice che non devo arrendermi, dall’amore nasce la vita e dalla vita nata fuoriesce nuovo amore. Delle lacrime copiose sgorgano dai miei occhi e scendono verso il basso come della pioggia che irrora la semente. Come le gocce di cera che salutando la fiamma della candela madre scendono verso lo stoppino del mozzicone per ridargli altra vita. Il rumore di una porta che sbatte mi richiama alla realtà; mi guardo attorno, sono solo. Guardo il portacandele e vedo la mia candela orgogliosamente fissa vicino a quella che le ha consentito di continuare a restare diritta e accesa anche se di posto per stare verticale non c’è n’era più. Guardo la Madonna, una luce abbagliante le avvolge la faccia; mio Dio, è cambiata, il suo viso, prima truce e colpito da un dolore mortale, ha un lato del labbro sollevato e mi sta sorridendo. No, non può essere vero , devo essermi sognato. Mi asciugo le lacrime che seguendo le palpebre nel loro movimento di sbattitura molto probabilmente mi hanno fatto vedere quel sorriso sul viso di Maria. O forse era vero? Non lo saprò mai con certezza. L’unica cosa di cui sono sicuro che dall’amore nasce nuovo amore e per Samuel lotterò fino alla morte come fino l’ultima goccia di cera che avvolgendo lo stoppino gli ha consentito di vivere.
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