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Capitolo dal libro "DOMANI SI PARTE"
FATTO UN ALTRO CENTRO SULLA STRADA DEL RECUPERO: " LA TAZZA DEL WATER ".
Mercoledì 23 maggio è stata una giornata particolarmente intensa oltre che gratificante anche se al mattino s’era aperta con una delusione. Il giorno precedente, martedì 22 il quotidiano il " GIORNO " aveva pubblicato ben due articoli sul "caso di Samuel ". La giornalista Nicoletta Prandi, telefonicamente aveva avuto indicazioni per una trentina di minuti ed avevo sperato che avrebbe imbastito un bell’articolo. Grande fu la mia delusione quando aprendo in edicola, con impaziente curiosità, il giornale trovai in 4^ pagina solo un trafiletto di 6 cm. per 4. La cosa non mi girava giusta e nel ritorno a casa mi venne un dubbio, infatti appena arrivatovi sfogliai di nuovo il giornale e trovai su ben due pagine un articolo corredato con foto di Samuel che mi fece notevole piacere. Pertanto quel mercoledì mattina, mentre Samuel dormiva lo ritagliai per reimpostare l’articolo per riportarlo in un’unica pagina, il lavoro che ne uscì fu veramente gradevole. L’articolo scritto con sobrietà ed eleganza scorreva bene e rendeva ottimamente l’idea del travaglio vissuto in questa bellissima esperienza. Una cosa non mi tornava, nell’intervista telefonica avevo ripreso il discorso delle Associazione Amici Traumatizzati Cranici e della necessità della presenza di queste strutture di supporto ai "Disabili" , oltre al concetto innovativo della " attività usurante" svolta che coinvolge i famigliari nella gestione quotidiana della disabilità, di tutto ciò non c’era traccia nell’articolo. Per un impegno già preso dovetti recarmi in mattinata a Bergamo e nell’ufficio in cui mi recai mostrai il quotidiano ad un mio amico. Strana fu la mia sensazione quando quest’ultimo, ultimato di leggere l’articolo su Samuel, continuò a leggere, con molto interesse, un articolo di spalla al primo. Grande fu la mia meraviglia, quando ripreso il giornale notai che l’articolo che aveva attirato la sua attenzione non era che l’articolo sulle Associazione AATC e sulle attività usuranti svolte da chi è più vicino a queste persone. Il mercoledì mattina Samuel era andato presso la Cooperativa Impronta, accompagnato da Stefano, che era l’obiettore che lo affiancava, a svolgere un lavoro protetto costituente l’assemblaggio di pezzi che componevano un quadro elettrico. Rientrò che erano quasi le13.00, felice come una "pasqua" perché aveva svolto delle attività in copia con Stefano. La giornata era veramente piena di fatti interessanti ed il prosieguo lo prevedeva ancor di più. Alle 18 dovevo recarmi presso la struttura del Matteo Rota che era il centro di riabilitazione dell’ Ospedale di Bergamo. Lì c’era l’appuntamento periodico, due volte al mese, con altri genitori che hanno o avevano avuto un ragazzo o parente ricoverato con trauma cranico ed era passato dall’inferno del coma. Davo molta importanza alle riunioni del gruppo che era definito di Auto Mutuo Aiuto (AMA) in quanto le finalità di questa terapia di gruppo era di fortificare quello che questa tragedia l’avevano già un po’ alle spalle e di incoraggiare e sostenere quello che purtroppo, questa triste avventura, lo avevano appena iniziato a vivere. Ogni componente aveva il suo fardello di sofferenza e disperazione e con lo stesso se ne usciva al termine della riunione, ma senz’altro con uno spirito ed una volontà ben diversa da quando era iniziato quell’ incontro. Quel giorno la riunione non fu impegnativa come le altre volte anche perché, al termine, c’era un programma ludico, andare in un ristorante assieme ai nostri ragazzi a mangiare una pizza. In quella riunione lessi la bozza di regolamento e dello statuto per costituire la nuova Associazione Amici Traumatizzati Cranici (AATC) Tale associazione era fondamentale per dare voce alle esigenze di avere maggior attenzione da strutture pubbliche e sensibilizzare maggiormente anche le iniziative private. La nostra fortuna era di avere accanto delle persone gioviali e capaci il cui obiettivo era riuscire a ridare serenità ed opportunità di vita a questi ragazzi che non erano figli di un dio minore ma solo delle persone che la malasorte aveva preso di mira. Le due ore passarono velocissime ed incominciarono ad arrivare i primi ragazzi per cui chiudemmo la riunione con un cicaleggìo abbastanza improprio per le stanze di un ospedale. Scendendo gli scalini della vecchia struttura ospedaliera, mi balzò evidente una nota stonata a cui non avevo mai fatto caso prima. Pur essendo in un ospedale con destinazione traumatologica e con un centro di riabilitazione, di notevole prestigio, pertanto frequentato da tante persone con problemi di deambulazione, aveva una splendida scalinata d’ingresso priva di corrimano anche se ai lati dell’ edificio c’ era uno scivolo per accedere ai piani superiori. Ecco già un obiettivo da perseguire e raggiungere per la nascente Associazione. Oramai eravamo arrivati quasi tutti, salimmo in macchina e partì la carovana. La meta era la Trattoria D’Ambrosio, in Via Broseta 58A. Questo locale, famoso da antica data, gestito da Giuliana, che ricordo alcuni anni prima, come splendido fiore, finalista addirittura di una gara per Miss Italia. Giuliana era sempre la stessa, bella, dinamica, frizzante e nonostante gli anni trascorsi la sua presenza era di quelle che ti mettevano a tuo agio, erano anni che non entravo i quel locale, un arredamento sobrio e ben curato erano un gradevole biglietto di presentazione agli avventori. Optammo subito per mangiare all’aperto, una porta dava su un cortile sul "retro molto ampio" e con un pergolato che ricopriva la maggior parte dei tavoli. Una lunga tavola imbandita ci aspettava, prendemmo posto ed incominciammo a preparare le ordinazioni, venne fatta una veloce conta dei presente, il numero finale fu 17. Sappiamo che qualcuno di fronte a questo numero fa degli scongiuri, ma per chi è già stato vaccinato dalla malasorte, non sono certo queste credenze che possono portare del panico. La serata, dopo una giornata afosa, si era notevolmente raffreddata, la nostra attenzione era attratta dal tavolo alle nostre spalle. C’era seduto un signore che fu subito riconosciuto da alcuni di noi, era Sebastiano Siviglia, giocatore dell’Atalanta , era un elemento di sicuro valore e con un’ alta professionalità. Questo giocatore, in procinto di passare alla Roma nella successiva stagione, stava mangiando allegramente, ignaro di quanto gli sarebbe successo tra non molto, quando i paramenti dell’educazione dei nostri ragazzi non sarebbero più riusciti a reggere all’assalto del desiderio di farsi firmare un autografo da un personaggio famoso. Il menù era vario e l’appetito, ben visibile dalla velocità con cui veniva fatto sparire tutto quanto c’era sul tavolo, venne prontamente saziato. Samuel si sedette tra Andrea e Simone, due suoi amici di sventura con caratteristiche comportamentali ben diverse. Entrambi il loro pedaggio alla sfortuna l’avevano saldato con un incidente in motorino, ma mentre Andrea era passato tra una marea di ricoveri ed interventi chirurgici e di terapie non ancora sospese, Simone era stato al confronto "più fortunato" in quanto oltre alle lesioni neurologiche, non aveva avuto fratture od altri grossi traumi. Andrea era un tipo molto espansivo ed estroverso, riusciva a contagiare con la sua esuberanza tutti quelli che trovava sulla sua strada, mentre Simone più schivo e silenzioso era più chiuso e meno visibile. Durante il pasto fu Simone che accudiva Samuel, tagliandogli la carne, cosa a lui impossibile stante la paresi a sinistra e controllando che la sua bevanda sul tavolo, la mitica Coca Cola, non venisse prosciugata d’un colpo, ancor prima di mangiare. Samuel aveva buon appetito ed in queste occasioni sfoggiava tutta la sua somiglianza con suo padre notoriamente chiamato dalla moglie "lavandino", per la sua capacità di ingurgitare tutto quanto passava nelle vicinanze. Il cielo dapprima terso s’era in parte rannuvolato ed un’arietta fresca s’era sostituita alla calura pomeridiana. La serata continuava nel migliore dei modi, la preoccupazione che potesse succedere qualcosa di non gradevole era sempre presente, ma quella sera non si preoccupò di manifestarsi. Samuel, causa il buon comportamento tenuto, ottenne come premio, una seconda Coca Cola che tracannò in un colpo. I ragazzi non avendo più niente sul tavolo che attirasse la loro attenzione, incominciarono a concentrarsi sul signore alle nostre spalle, il famoso Siviglia, terzino di fascia della mitica Atalanta, squadra che per metà campionato 2000-2001 era stata sempre nelle prime posizioni in classifica. Il branco, pur senza concertare nulla , incominciò ad agire, dapprima Andrea, il più intraprendente incominciò a fare dei giri attorno al tavolo dello sventurato ospite. Nel momento che questa operazione attirò l’attenzione di Siviglia, si passò alla seconda fase del piano con allungo immediato di un pezzo di carta ed una penna per averne l’autografo. La cosa fu clonata immediatamente da altri che, neanche fossero proprietari di una cartoleria, fecero apparire carte e penne per i canonici autografi. Le mamme cominciarono ad entrare in azione, dapprima richiamando con voce bassa i propri ragazzi, quindi aumentando il volume dei richiami quindi incominciando ad alzarsi ed avvicinarsi al posto in cui si stava sacrificando il "povero" Sebastiano. Come degli avvolto che alla vista del sangue accentuano la loro aggressività anche i nostri ragazzi non sazi delle firme plurime ottenute, s’erano già intrufolati nella conversazione che Siviglia stava facendo con i suoi ospiti a tavola e incominciarono un fitto interrogatorio sul passato, presente e futuro di questo ragazzo a cui la sorte aveva riservato un destino diverso dai nostri. Lui gentile e paziente senza mai dare segni di insofferenza neanche quando l’esuberanza dei nostri campioni gli toglievano il respiro, continuò a rispondere pacato e sereno a tutte le domande. A quel punto si rese obbligatorio un intervento di autorità degli esercenti la patria potestà, per salvare il malcapitato che, come in alcuni casi, rischiava d "morire" per troppa manifestazione di affetto. Venne intavolata una trattativa ed alla fine il giusto accordo fu trovato nella mediazione che prevedeva la firma su un tovagliolo gigante della Trattoria Giuliana con dedica personale ad ogni ragazzo. La mediazione, in cambio della promessa di non belligeranza futura fu apprezzata da tutte le parti in causa, ed al termine di questa operazione, il grande Siviglia, approfittando di un momento di disattenzione del branco concentrato nell’osservazione della reliquia appena conquistata, salutò velocemente e riuscì a guadagnare l’uscita del locale. Penso che quest’esperienza di sfuggire all’abbraccio di tifosi tanto aggressivi, gli servirà quando dovrà correre verso gli spogliatoi al termine della partita alla cui fine avverrà l’invasione di campo festosa dei tifosi a fine campionato. Finita questa bellissima avventura davvero gratificante per questi ragazzi, sempre a credito con la fortuna, ci fu un attimo di pausa ed è in quel frangente che Samuel mi chiese di andare in bagno a far pipì. Purtroppo per queste incombenze non sempre l’accesso ai servizi è agevole per i nostri ragazzi disabili ed anche la Trattoria Giuliana, essendo ubicata in un edificio vecchio aveva il bagno collocato al piano inferiore raggiungibile con una scala. Ma questo faceva parte di tante cose che la società moderna non ritiene importanti, anche se nel campo ci sono leggi che spingono, in caso di nuovi locali, per un adeguamento in tal senso. Mentre scendeva le scale da solo, con la mia persona sui gradini più bassi pronta ad intervenire in caso di bisogno, pensavo che anche nel campo della minzione aveva fatto notevoli progressi nella direzione della autonomia. Oltre al problema dell’accesso ai servizi, per i disabili, molte volte, non riuscendo ad urinare in piedi, Samuel necessitava di doversi sedere sull’asse e questo era fonte di preoccupazione e di litigi nelle occasioni in cui le condizioni igieniche del water, lo sconsigliavano . Il problema diventava drammatico nel momento che non avevo con me l’accessorio in carta da collocare sull’asse a difesa di possibili infezioni. Devo dire che in quell’occasione, nonostante il notevole numero di avventori che nell’arco della serata s’erano serviti della toilette, le condizioni igieniche erano buone. Grande fu la mia meraviglia quando accingendomi a mettere un foglio di protezione sull’asse del water, la mano destra di Samuel mi bloccò con decisione in questa operazione. Guardandomi con fare solenne, mentre si abbassava i pantaloni e le mutande mi disse: "Non ti preoccupare faccio tutto da solo". Una esplosione di emozioni intense mi travolse, quando meno me lo aspettavo Samuel, senza una sollecitazione, aveva deciso di farmi un grandissimo regalo. Fare la pipì in piedi. Immediatamente come se un segnale avesse dato un input per riavvolgere il film della mia e sua vita, le immagini nel mio cervello incominciarono ad arrotolarsi a rovescio e fecero un sacco di ferma immagini della vita passata. Mi rividi in una gita familiare in montagna quando Samy era ancora piccolo ed anche in quella occasione per gratificarci, nel momento del bisogno, fece tutto da solo e durante l’operazione mi guardò orgoglioso dicendo: "E’ ora che cominci a fare le cose per bene e non vedo perché non possa fare la pipì come te". Il film si avvolse velocemente e mi rividi in uno spogliatoio di calcio, essendone l’ allenatore,al termine di una gara dove i ragazzi si facevano la doccia e lui molto riservato, era tra i pochi che praticamente non si denudava completamente davanti a tutti. Questa riservatezza era una caratteristica sua che mi meravigliava un po’ in quanto in tutti gli altri campi, compresa l’educazione sessuale, c’era una perfetta sintonia. Le velate confidenze sui rapporti con l’altro sesso mi facevano nascere una bellissima complicità, difficile a trovarsi nei rapporti tra padre e figlio. Non c’è che dire entrambi eravamo orgogliosi l’uno dell’altro ed i successi dell’uno erano la compensazione ai successi dell’altro. Poi una cosa brutta successe nello svolgimento di questi flash back. A volte, nel passato, quando vedevo i film a casa con il vecchio proiettore, nelle operazioni di riavvolgimento succedeva che la pellicola si inceppasse ed il calore della lampada bruciava alcuni fotogrammi ed addirittura se l’intervento non era veloce riusciva a tagliare la pellicola. Anche in questo riavvolgimento virtuale successe un fatto analogo addirittura la pellicola stava tagliandosi e fu solo uno veloce spegnimento del "proiettore" che mi consentì di non troncare questa operazione. Quando ripartì la proiezione, dopo alcune immagini sfuocate, vidi nitidamente le persone oggetto della ripresa. La scena era girata in un ospedale, attorno ad un letto c’erano delle persone con camice bianco, un’altra persona con la videocamera riprendeva la scena e sul letto c’era Samuel completamente nudo. Velocissimamente collocai temporaneamente quella scena, non era un sogno, ma era quello che era successo a Samuel a maggio 96, quando era ricoverato nel Centro di Riabilitazione degli Ospedali Riuniti di Bergamo e che si trovava a Mozzo. Samuel era appena uscito dal coma vegetale ed era in coma vigile, il suo corpo, già colpito dalla paresi irreversibile per le lesioni neurologiche alla parte sinistra, giaceva fermo nel letto, ed il suo cervello devastato dalle ischemie iniziava appena a rispondere ad alcuni stimoli, tra queste prime risposte ci fu quella legata alla sua pudicizia.La scena, tra l’altro vera, in quanto è documentata dalle riprese girate dall’operatore dell’ospedale, vedeva Samuel completamente nudo con delle persone che facevano degli esercizi di riabilitazione alla gamba con particolare attenzione ai movimenti di risposta dell’anca e del bacino. Nonostante Samuel fosse in coma vigile, percepiva questa esibizione della sua nudità, non capendone l’importanza, ma percependola come un fatto fastidioso e tendendo con la mano destra a coprire la parte centrale del corpo con il lenzuolo che aveva accanto. Questa scena di estrema comicità, ripetuta più volte nel filmato fu anche di grande gioia perché era un’altra risposta positiva al lento recupero delle sue funzioni e testimoniava che Samuel aveva iniziato il lento ritorno alla vita. Purtroppo di lì a poco questo sua legittima difesa non poté più essere applicata in quanto stante la sua collocazione permanente a letto, l’espulsione automatica del bisogno fisico veniva regolata con l’apposizione di "attrezzatura" idonea all’uso; ciò significava una manipolazione dell’ "attrezzo" di tutte le persone che si alternavano nei turni in ospedale. Questo continuo alternarsi di "addetti ai lavori" ha fatto si che Samuel si abituasse a veder trattare quella parte del corpo con la stessa riservatezza "riservata" ad un braccio o ad una mano. Pertanto la sua esibizione non gli creava più nessun problema, anzi fu mio compito fargli capire che quelle funzioni diventate di "dominio pubblico" rientravano comunque nella sfera personale della privacy. Il riavvolgimento della pellicola terminò e come succede a volte nei cinema, al termine di un film, la luce abbagliante del proiettore creò un effetto abbagliante al diradarsi del quale riapparve in piedi felice e gaudente mio figlio. Il mio Samuel ben fermo sulle gambe, avendo terminato di far la pipì da solo, guardava con orgoglio la tazza del water che era stata testimone di questa sua performance. Guardandomi con uno splendido sorriso, orgogliosamente fiero di questo obiettivo raggiunto esclamò: "E’ ora che incominci a fare le cose per bene e non vedo perché non posso fare la pipì come te". La notte sta avanzando a grandi passi, mentre scrivo queste note e pensando alla gioia che un episodio banalissimo per la moltitudine delle persone, può essere fondamentale nella strada del ritorno alla normalità di Samuel. Il sonno mi reclamò mentre leggevo su un libro una frase che mi fortificò ulteriormente. Essa era : " Dal dolore nasce la voglia di vivere e gioire perché solo chi ha toccato il fondo può capire quanto è bella la risalita dal buio alla luce "
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