Capitolo dal  libro "DOMANI SI PARTE"

E, la nave del sole volò verso la luna

Cesenatico , 28 agosto 2001

Ormai era qualche giorno ero arrivato a Cesenatico con mio figlio Samuel, lui ben 5 anni prima, andando al lavoro in moto, a causa di una congestione era svenuto riportando danni gravissimi alla testa nonostante fosse protetto da un casco di qualità.

Dopo 45 giorni in rianimazione, in pericolo di vita, era stato spostato in un’ altra struttura in coma vegetale con una paresi irreversibile alla parte sinistra del corpo.

Dopo aver peregrinato per Ospedali diversi e percorso un sacco di strade, anche per Noi, questa eclisse di sole ha incominciato a terminare e, dopo innumerevoli peripezie, dal cono d’ombra che andava a sparire fuoriusciva il viso sorridente di mio figlio Samuel.

La nostra vita incominciò a rinascere con Lui ed ero grato alla fortuna che mi stava restituendo mio Figlio, che era tornato a camminare, seppur claudicante anche se le lesioni al cervello, troppo e devastanti lasciavano ancora tracce profonde e , solo la mia Fede incrollabile, mi consentiva di guardare al futuro con ottimismo in attesa di un altro miracolo.

Avevo portato mio Figlio a Cesenatico assieme ad un gruppo di Ragazzi Disabili seguito da un gruppo di Accompagnatori della Società ANSED con sede in Valle d’ Aosta.

Eravamo alloggiati presso l’ Hotel Residence Lido, questa struttura mi aveva interessato ed incuriosito anche negli anni scorsi quando passando per via Carducci aveva catturato la mia attenzione.

Questo Residence di lusso, collocato in riva al mare, separato dalla spiaggia solo da una striscia di verde attrezzato, era quanto di meglio si potesse sognare per una grande vacanza per questi Ragazzi con disabilità diverse.

La proprietaria ed il personale erano persone di modi cortesi oltre che molto professionali, essi erano positivamente diversi da altri operatori turistici incontrati in precedenza, l’ avere a che fare con dei Ragazzi diversamente dotati, tutti con esigenze particolari non li ponevamo in difficoltà, anzi ogni volta che riuscivano a risolvere dei problemi, la gioia di Cristina, di Erica, di Emanuele e di Enrica e la felicità che trasbordava dai loro visi mi trasmettevano una energia positiva che avvertivo solo quando incontravo persone spinte dall’ amore per questi nostri Figli Disabili.

Tornando all’ edificio esso aveva una architettura interessante ed originale e da subito mi aveva fatto pensare ad una struttura spaziale simile ad una base per la messa in orbita di uno shuttle.

Di forma parallelepipeda, sul lato mare, le scale di sicurezza, in materiale anodizzato, sembravano delle rampe che consentivano l’ accesso alla navicella.

La parete di granito, intervallata da struttura ferrea di colore blu elettrico, che incorniciava le lastre di cristallo fumeè riflettenti e tendenti all’ azzurro, dava un non so che di misterioso a tutto l’ insieme.

Sui fianchi laterali, due file di balconi con le ringhiere ricoperte di vetri a specchio davano l’ idea dell’ area in cui erano sistemati tutti i tecnici che seguivano l’operazione di lancio.

Ma la parte più particolare era la tromba delle scale a chiocciola, in marmo bianco, comprendente ben 74 gradini a zampa d’ oca, che era inserita in un silos cilindrico foderato di lastre in cristallo.

Di notte, l’ illuminazione soffusa interna, la faceva apparire, dall’ esterno, come un missile di 12 metri puntato verso l’ alto.

Il trinomio, marmo, metallo e cristallo, in una fusione organica, mi appariva come una moderna torre di Pisa o, ancor più, come la torre del Bovolo di Venezia.

I finestroni di aerazione delle scale sembravano come gli alettoni direzionali di questa navicella spaziale pronta al decollo

Ed è da questa base "spaziale" che partimmo alle 21.00 con tutti i Ragazzi alla volta del molo da dove saremmo partiti a bordo della " Nave del Sole", cosi era il nome di quella imbarcazione, questa volta per un viaggio reale e non più virtuale su uno splendido mare che era impaziente di accoglierci.

O almeno è questo che pensavo in quel momento non cosciente di quella splendida " avventura " che ci avrebbe travolto di li a poco.

La fase di imbarco delle carrozzine era stata un po’ complicata ed i Ragazzi erano stati portati a bordo della nave dai loro Accompagnatori seppur con un po’ di problemi .

La nave s’ era staccata dal molo e silenziosamente scorreva sull’ acqua, le luci di Cesenatico che s’ allontanavano, via via che si proseguiva nel viaggio, creavano, a causa del dondolio della imbarcazione, un effetto magico, come se un pennello luminoso passasse e ripassasse le sue setole sui fianchi della barca, esse sembravano della mani che accarezzavano lo scafo in un messaggio rilassante.

Lo speaker gracchiò nell’ altoparlante il programma della serata, quindi diede spazio alla musica, non so perché ma mi venne in mente la figura dell’ Olandese Volante che a bordo del suo vascello fantasma si approntava a salpare per i suoi viaggi nel fantastico cielo.

Mi concentrai sulle operazioni di trasbordo di questi Ragazzi Diversamente Abili, dal piano d’ imbarco alla tolda superiore.

Mi sembrò una operazione assurda quanto impossibile, una scaletta, ripidissima, larga al massimo cm. 40, era la rampa da far superare a dei Ragazzi di cui alcuni affetti da paresi ad entrambe la gambe.

Ma quello che la ragione, a volte, non condivide la ferma volontà e la gioia di vivere riescono a trasformarla in realtà.

Deborah in groppa ad Eric, Stefano utilizzando le possenti spalle di Ermes, Ivo sulla schiena di Massimiliano e Marco abbracciato ed incollato a Francesco iniziarono quello che la maggior parte dei "Benpensanti" avrebbe disapprovato.

Questi meravigliosi Operatori dell’ Ansed, con sulle spalle i loro Tesori, quali novelli Enea con sulle spalle il padre Anchise, iniziarono la loro ennesima lotta quotidiana per far raggiungere il paradiso ai loro Amici.

A quel punto una emozione intensa si impossessò di me, quanta serenità sui visi di queste "vittime della sfortuna" e quanta gioia di vivere per ogni piccola conquista che la maggior parte delle persone disdegnerebbe in quanto insignificante.

Nell’ ombra della notte, nel gioco di luci ed ombre create dal volteggiare della luce del faro di Cesenatico, la figura catturata dal mio sguardo cambiò natura.

Marco aggrappato al collo di Francesco stava iniziando questa scalata.

Nel buio della notte, il corpo di uno avvinghiato all’ altro formavano una sola persona tratteggiando le caratteristiche di un qualcosa di diverso.

Ogni volta che Francesco scalava un gradino le gambe paralizzate e penzoloni di Marco davano un colpo all’ indietro che producevano di conseguenza un irrigidimento ed impennata della testa.

Certo, come non avevo fatto a non accorgermi prima ed a riconoscere quella figura che, in questa notte magica, era apparsa ai miei occhi?

Era un centauro che la mitologia greca tratteggiava con un corpo di cavallo su cui si ergeva il tronco di un uomo.

Le gambe possenti di Francesco abbinate a quelle leggiadre e volatili del suo passeggero componevano la struttura inferiore del centauro da cui sbucava superiormente il tronco ed il viso sorridente e felice di Marco che guardava il traguardo da raggiungere che si avvicinava sempre di più.

Marco era un tesoro di bimbo di 21 anni a cui un incidente banale e casuale, patrimonio quasi comune a tutti questi Ragazzi, aveva negato la possibilità di vivere un tipo di vita che , da quelli che la possono godere, molte volte viene considerata banale ma che per Lui e per tanti Altri è il punto più alto di arrivo.

Ormai il traguardo della tolda , questa prateria da calpestare nel resto della notte era stata raggiunta ed un disappunto venne a prendere possesso dei miei pensieri.

Una volta terminato il salire la scaletta, questa figura si sarebbe scomposta ed i 2 attori avrebbero ripreso le loro funzioni originali.

Marco, giunto sul ponte superiore, come se fosse una chiocciola venne collocato in quello che era la sua casa e che aveva la funzione del guscio protettivo e ne consentiva la sopravvivenza, la fedele e inseparabile carrozzina.

Osservai anche gli altri Ragazzi salire con fatica questi alti gradini, sembravano un gruppo di Pellegrini che salivano su questo sentiero impervio per raggiungere un monte sacro.

Un signore di nome Leano, con la pelle bruciata dal sole, i capelli abbronzati a loro volta e che faceva

parte dell’ equipaggio, s’ era impegnato assai nell’ aiutarci nelle operazioni d’imbarco ed ora con sorriso compiaciuto osserva la gioia di vivere che era dipinta sul viso di questi Ragazzi.

Quando tutto il gruppo fu sul ponte superiore della nave un’ atmosfera surreale venne a crearsi, gli sguardi si incrociavano tra di loro, per un attimo ed un solo attimo un silenzio spettrale, rotto solo dal rumore del motore della motonave calò su di Noi.

Le casse acustiche, collocate sopra la nostra testa incominciarono ad inondarci di musica, il ritmo assordante ebbe un effetto immediato, quale lievito in una pizza, la tolda incominciò ad animarsi.

Quasi allo scattare di un segnale convenuto, prima quasi timidamente quindi sempre con maggior intensità i Ragazzi incominciarono a cantare in coro le canzoni che venivano trasmesse.

Come nei casi di una malattia contagiosa tutti i passeggeri del piano superiore si inserirono in questo coro a cento voci.

In questa piana, nel bel mezzo della notte, stava avvenendo una cosa fantastica.

In questo spazio che le luci ondeggianti ogni tanto ingrandivano ed ogni tanto ridimensionavano avvenne una magia.

Le carrozzine, in mezzo al cerchio di persone assunsero la forma di un perno attorno al quale, come dei raggi di una bicicletta giravano in tondo delle persone diverse

A proposito, ero talmente preso da questa scenografia che non avevo ancora avuto il tempo di osservare che luna ci fosse.

Lei, alta e superba nella sua cornice, quasi indispettita di non essere al centro dell’ attenzione se ne stava in un angolo del cielo bel lontana dalle sue damigelle, le stelle.

La mia attenzione fu attirata di nuovo da Leano, questo vecchio lupo di mare, che non si fermava a terra neanche quando era il suo turno di riposo, era in piedi in disparte mentre con voluttuosità faceva uscire, con delle boccate, il fumo dalla classica pipa.

Guardai bene e scoprii che quella non era una pipa ma un calumet, le carrozzine al centro non erano altro che dei totem attorno ai quali varie Tribù di pellerossa, ognuno con una caratteristica diversa, danzavano innalzando i loro canti alla luna.

Si proprio delle Tribù diverse, c’ erano quelle dei down, quella dei tetraplegici in carrozzina, quella degli autistici e tante altre ancora.

Ed, ognuna conscia della propria diversità ma orgogliosamente fiera del diritto di vivere faceva sfoggio della sua peculiarità e cercava di immagazzinare più positività possibile.

Mio figlio Samuel, che il banale incidente di 5 anni prima lo aveva strappato alla vita normale, relegandolo comunque nella tribù dei fortunati, visto che aveva vinto sia un coma vegetale che un coma vigile e, che dopo 3 anni di paresi diagnosticata irreversibile, aveva abbandonato la carrozzina, ed ora seppur claudicante deambula autonomamente, era la in mezzo ai compagni delle altre tribù e danzava felice.

Ballavano tutti una danza propiziatoria , innalzando alla luna queste preghiere multiformi che sono le canzoni dei giorni nostri.

Lo spettacolo era commovente ed entusiasmante.

Questi Ragazzi, questi nostri Figli, per nulla sconfitti dalle avversità della vita che li aveva visti creditori nei confronti della fortuna, si tenevano tutti la mano in un cerchio umano e irraggiavano tanta energia positiva che ne rimasi estasiato.

Fu mentre mi trovavo in questo stato di semiassenza che sentii la voce di Modugno che cantava: "penso che un sogno cosi non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu, poi all’ improvviso venivo del vento rapito ed iniziavo a volare nel cielo infinito.

Volare nel blu dipinto di blu.

Volare, si proprio volare; questa era la sensazione che stavo vivendo.

Delle lacrime copiose di gioia e di immensa felicità sgorgarono dai miei occhi.

Non è facile coabitare col dolore e la disperazione e riuscire a trarre tanta energia positiva da un singolo episodio, ma era proprio quello che mi stava succedendo.

Riguardai Leano che, assorto e impassibile si beava con il suo calumet.

Un filo di fumo saliva in alto verso la luna.

Ah la luna, mi ero di nuovo dimenticato della presenza di questo paziente testimone dei nostri eventi.

Alzai gli occhi per ringraziarla per la compagnia che ci aveva tenuto in questa indimenticabile notte.

La fissai ben bene e notai che nel cielo completamente sereno una unica nuvola la stava inseguendo e le si stava sovrapponendo.

Mi asciugai gli occhi dalle lacrime di gioia che erano appena sgorgate e la fissai intensamente.

Nel momento che la nuvola, come in una eclisse di luna le si sovrapponeva, vidi in controluce la forma di un vascello.

Si era proprio cosi, quello appena visto era l’ Olandese Volante che sul suo vascello fantasma era andato a relazionare dettagliatamente la luna sull’ episodio meraviglioso che si era appena realizzato.

Solo se ci credi intensamente , a volte, le favole si realizzano, mi sa che stavolta

la nave del sole che era volata verso la luna sia accaduta veramente.