Capitolo dal  libro "DOMANI SI PARTE"

Anche la mia Vespa ha un ‘ anima.

 

La passione nacque improvvisa in una sera di maggio del 1966 quando mi trovavo in un periodo un po’ travagliato.

Avevo appena compiuto 18 anni ed una serie di eventi appena successi mi teneva in uno stato di angoscia.

Un nuovo lavoro mi permetteva una agiatezza economica fino al allora insperata, ma la lontananza del posto di lavoro mi teneva lontano da casa per tutta la settimana con progressivo distacco dai ritrovi abituali con gli Amici.

Un misto di gioia e rabbia si mischiava in me fino a quella sera fatale; in un splendido tramonto, seduto al bordo di una strada Ti vidi arrivare velocissima.

Lei era bionda con occhi azzurri e bellissima e Ti cavalcava con eleganza ma Tu, maestosa nelle tue forme aereodinamiche mi conquistasti subito.

Fu un amore a prima vista a cui non seppi dire di no.

Prelevai i miei risparmi, mi recai dal Concessionario Piaggio e dopo che il Notaio sancì la nostra unione fosti solo mia.

Una splendida Vespa 150 dal colore azzurro metalizzato ed un Giovane desideroso di avventura iniziarono così la loro lunga avventura.

La tua vicinanza mi faceva sentire felice, con la tua collaborazione la distanza dal posto di lavoro si azzerò ed il ritrovarsi di nuovo con gli Amici mi cancellò quella agitazione che ormai era mia compagna fissa.

La tua disponibilità a che altri Amici o Amiche venissero a passeggio con noi mi permise di essere sempre più al centro dei loro interessi.

Iniziò così quella vita in comune, piena di tante soddisfazioni

Una presenza femminile fu sempre più frequente sul tuo sellone a due piazze a scapito di quelle maschili ma tu non mostrasti mai segni di gelosia ne di disappunto.

Ci scarrozzasti sulle strade, in campagna, nei boschi e la tua gioia di vivere si confondeva con la nostra.

Poi venne il servizio militare ed un periodo di distacco ci venne imposto ma quando venni trasferito da Bolzano a Milano tu fosti immediatamente disponibile a starmi vicino quando ogni mattina partivamo ed alla sera ritornavamo a casa a Bergamo.

Eri sempre pronta ad ogni mia richiesta e quando ogni tanto ti massaggiavo con una spugna imbevuta di acqua e sapone la tua bellezza tornava a rifulgere.

Gli anni passavano e seppur sul tuo corpo si vedesse il segno del tempo che scorreva tu avevi sempre un portamento nobile e fiero.

Quella Ragazza bionda e dagli occhi azzurri ormai era entrata a far parte del nostro menù che divenne così a tre.

La cosa non continuò per molto tempo in quanto arrivarono subito due Cuccioli di uomo che tu, come una fedele tata, scarrozzasti in giro a scuola, a passeggio e ovunque servisse.

Questi piccoli uomini incominciarono ad amarti come era successo a me e tu fosti molto disponibile anche quando le loro scarpette ti provocavano dei graffi. sulla tua pelle, quando cercavano di cavalcarti.

Un posto importante nell’ ambito dei ricordi li ha una foto in cui tu porti, in braccio, il mio piccolo Samuel che sta ben ritto per sembrare più grande.

Che bei giorni, che belle avventure vissute insieme come quella volta sulla autostrada in cui, nel recarmi al Lago di Garda, un chiodo traditore colpi mortalmente una tua ruota.

La situazione inattesa con sgonfiamento veloce della ruota posteriore mi mise in uno stato di confusione.

Tu, prontissima, mi offristi la ruota che tenevi di scorta perché proseguissi il viaggio, ma la mia agitazione mi fece maldestramente smollare le viti che univano i due semicerchi che tenevano assieme il cerchione.

La conseguenza fu che la camera d’ aria iniziò ad apparire tra gli stessi.

Il panico mi stava sopraffacendo ma tu rimanesti ferma e calma e questo mi permise di pensare ad una soluzione del problema.

La sera precedente, nel telefilm della serie Mc Gyver, c’ era stata una situazione analoga che mi suggerì la soluzione.

Sgonfiai in parte la camera d’ aria che , non più sotto pressione eccessiva, rientrò nella sua sede; riavvitai prontamente i due semicerchi che avevo allentato e montai la gomma di scorta sulla Vespa 150.

La pressione nella ruota appena montata era ovviamente molto bassa ma tu, per non deludermi, mi permettesti di concludere il viaggio nonostante avessi una ruota quasi completamente sgonfia.

Tu eri sempre silenziosa ed amorevolmente disponibile anche se qualche tua collega più giovane, con la linea più slanciata qualche volta m’ ha fatto girare la testa.

Ma bastava che mi avvicinassi a te e incominciassi anche un breve viaggio assieme che quei cattivi pensieri erano subito scacciati.

Furono anni bellissimi ed intensi di emozioni, sempre uno a fianco dell’ altro senza mai uno screzio o lite.

Gli anni passavano per entrambi, purtroppo una grave malattie ti venne a trovare ed i tanti anni passati all’ aperto, improvvisamente, si fecero sentire in tutta la loro gravità con pesanti conseguenze.

Seppur l’ aspetto esteriore non lo lasciasse trasparire nulla il tuo fisico si indeboliva sempre più e quasi ad inseguirsi l’ un l’ altro una serie di malanni, sempre più gravi vennero a colpirti.

Tu, seppur all’ estremo delle forze, non volevi arrenderti alla ineluttabilità del Destino che alla fine vinse la sua battaglia e ti porto con lui.

Furono giorni tristi, passati a ricordare tutti i momenti felici trascorsi assieme.

I miei Cuccioli crescevano e le esigenze di una vita di coppia erano sempre più assillanti ma il solo pensare ad un’ altra che ti sostituisse mi sembrava di tradire il nostro passato.

Mi recai varie volte nei Concessionari per cercare una nuova compagna che facesse al mio caso ma, il tuo ricordo, mi faceva vedere in ogni pretendente qualche difetto da me non accettabile.

Improvvisamente, nascosta in un angolo mi sembrò di rivederti; le stesse fattezze, la stessa potenza, lo stesso colore mi convinsero che questa unione sarebbe continuata nel ricordo della precedente.

Solo un tatuaggio sul davanti che rappresentava un "hurricane " (pescecane)la ornava diversamente da te ma penso che l’ abbia voluto proprio tu per evitare che potessi scambiarla con te.

I giorni incominciarono a rasserenarsi, presi a parlarle come facevo con te e mi sembrò quasi un segno del destino questa novità nel solco del passato.

In questo periodo, tornato felice, anche Samuel il mio primo cucciolo s’ era innamorato, come già suo Padre, di un cucciolo femmina della tua specie: una Vespa 50cc.

Purtroppo il destino non contento di averti colpita a morte rivolse le sue attenzioni anche nei miei confronti; non se la prese con me ma ancor più canagliescamente si rivolse al mio primo figlio.

Il mio Samuel, ormai cresciuto , lasciato il Vespino, s’ era invaghito di una tua simile ma con una potenza maggiore e così incominciò ad uscire di casa con una Yamaha 125 TZR.

Anche per lui vennero giorni felici come quelli che avevamo trascorsi quando ci eravamo appena conosciuti, ma purtroppo la sua felicità fu di breve durata.

La Morte lo assalì a tradimento, un pomeriggio del febbraio 96 mentre in strada, abbracciato a lei stava recandosi al lavoro.

Samuel di quegli attimi ha solo due ricordi-flash; uno dei due è relativo alla sua compagna che andava, dopo la caduta, a schiantarsi mortalmente contro un muro.

La lotta tra Me e la nera Signora fu drammatica e solo dopo 45 giorni, Lei stancatasi, abbandonò la presa e se ne andò non prima di avermelo lasciato in un coma vegetale e con una paresi a metà corpo, ritenuta dai Medici, irreversibile.

Tutto il mio amore si riversò su Samuel, ma tu mi sapesti comprendere ed anzi da quel momento fosti la mia fedele compagna sia nei momenti di speranza come quelli di dolore; testimone silenziosa di tutti gli eventi positivi e negative che mi capitarono da allora.

Tu fosti testimone delle paure e delle angosce del mio Samuel all’ uscita dal coma e subito pronta a dargli ospitalità tra le tue braccia per fargli passare la paura di cavalcare di nuovo uno moto.

Ricordo con una punta di malinconia il giorno in cui Samuel, passati 4 anni da quel febbraio 96, volle provare a risalire sulla sua compagna, la Yamaha 125 TZR, che nella caduta s’ era ferita mortalmente e che era conservata gelosamente nel garage di casa come si conservano le ceneri di un caro estinto.

Lui, faticosamente, in quanto portava su di sé le conseguenze della paresi,

le montò in sella e sdraiandosi sul suo corpo, quasi a volergli ridare la vita, gli sembrò di rivivere ricordi passati; e tu in un angolo assieme a me gioivi e soffrivi per quella scena d’ amore che sapevi che non si sarebbe potuta più ripetere.

Passarono anni e tu, con le linee morbide e spaziose hai trovato lo spazio giusto per mettere a suo agio la sua gamba di Samy lesa dalla paralisi.

E grazie alle tue caratteristiche, uniche nel loro genere, gli hai permesso di tornare a viaggiare anche se nei tragitti molte volte la gamba andava in clono mettendosi a ballare tremendamente.

Ma il tuo poggiapiedi spazioso gli consentiva di stendere la gamba e riprenderne il controllo.

Quanti viaggi abbiamo fatto con Samuel dopo l’ incidente, anche in inverno, per andare a Bergamo quasi tutti i giorni per le terapie.

Lo stesso Samuel t’ ha reso onore riconoscendo che le altre moto erano senz’ altro più slanciate e aggressive ma solo una coma te gli ha consentito di tornare a risentire l’ ebbrezza del vento.

Solo tu avevi quanto gli serviva per superare le paure delle due ruote e, quando, sulla strada, i camion ti sfrecciavano vicino e l’ asfalto in curva ti si avvicinava sempre di più, lui non tremava fidandosi ciecamente della tua bravura.

Cara vecchia Vespa, cosa posso dirti altro, Tu sei stata testimone degli atti di pazzia che in questi casi toccano quelli che amano ed a cui una disgrazia sta togliendo la voglia di vivere.

Eri tu, con me quando nei primi mesi dopo l’ incidente passando nel punto in cui Samuel era caduto io parafrasando la canzone di Battisti cantavo a squarciagola: " Andare ad occhi spenti per vedere com’ è difficile morire ".

Ed Io, in quei momenti di follia, chiudevo gli occhi per 10. 20. 30 metri ricordando la strada a memoria.

Probabilmente eri tu, come la famosa cavallina storna, che per proteggere il tuo padrone ricordavi la strada da percorrere mentre io chiudevo gli occhi per fissare nella mente l’ ultima visione vista dai suoi occhi prima dello schianto al suolo.

Eri tu, mia fedele amica, che ascoltavi le mie preghiere, i miei sogni e le mie maledizioni, quando in viaggio, anche sotto la grandine dell’ aprile 96 mi recavo in Ospedale per controllare che il Fato non ci cogliesse di nuovo di sorpresa.

Quando il destino unì le nostre strade, sul cofanetto avevi scritto Hurricane (pescecane) ed essendo io amante degli animali avevo subito iniziato a volerti bene anche se il tuo nome era di quelli che incutevano paura.

Il pescecane come l’ orca è conosciuto come un animale spietato ma tutti sappiamo che ognuno ha un cuore e come nel film " orca assassina " vediamo che il terrore che questo animale semina non è che un pareggiare i conti con coloro che erano stati spietati con i suoi cari.

Il tempo scandiva veloce il suo scorrere ed i vari acciacchi della vecchiaia si sono fatti vivi anche per te.

Come a me Il freddo, l’ acqua , lo smog procuravano problemi alle vie respiratorie anche a te derivavano problemi al tuo impianto di carburazione.

Ricordo come fosse oggi, quella volta che, lontano da casa, con a bordo anche Samuel avesti un problema di alimentazione del motore.

Quella volta mi spaventai veramente, lontano da casa, su un bordo della strada, senza un telefono e con il mio Samuel che tremante mi chiedeva

il da farsi tu improvvisamente ti fermasti e non riuscisti più a ripartire.

La volontà di riavviarti la dimostrasti tutta, tentando ad ogni pedalata di avviarti ma il problema era troppo grave e la tua buona volontà non bastò.

Quando anche l’ ultimo filo di speranza sembrava svanire improvvisamente la buona sorte ci venne incontro.

Mia nipote Manuela, avendo sbagliato strada passò di li’ casualmente e dette un passaggio ad un Samuel infreddolito e spaventato.

Fortificata da questo evento insperato, raccogliesti tutte le residue energia e riuscisti a riprendere il viaggio fino ad 1 km da casa dove esausta e sfinita ti fermasti e dovetti parcheggiarti ai bordi della strada da dove ti recuperai, con un furgone , il giorno seguente.

Questo episodio mi fece capire che la nostra bella avventura stava per finire, il male che ti aveva colpito oltre che incurabile era anche progressivo.

Quel corpo maestoso che mi aveva fatto invaghire tanti anni prima stava cedendo lentamente ed un crollo strutturale ogni giorno di più si impossessava delle tua membra.

Ormai da due mesi uscivi solo con me senza il tuo Samuel perché il peso di entrambi ti piegava in due anche se tu facevi di tutto perché noi non ce ne accorgessimo.

Il cuore pulsava ancora a 500 giri (?) al minuto ma la marmitta ormai, mentre eri in marcia, toccava l’ asfalto per cui le nostre uscite potevano diventare pericolose per tutti noi tre.

E con la morte nel cuore che decisi che era venuto il momento tanto temuto.

Mia cara e e fedele Vespa, mentre scrivo queste righe delle lacrime cadono sui fogli che raccolgono questa mia testimonianza.

Tu sei sempre stata percorsa da una energia positiva, per cui, sicuro che avresti condiviso questa mia scelta, con la morte nel cuore ho accondisceso alla donazione dei tuoi organi.

Grazie a ciò la tua vita non è finita quel 22 novembre 2001 ma il tuo cuore, racchiuso nel motore seppur vecchio ma capace ancora di lottare è stato trapiantato.

A questo tuo organo vitale ho ridato l’ opportunità di tornare a palpitare, in Africa nel Senegal, nel corpo più giovane di qualche puledro motorizzato.

E Tu, raro esemplare di cavallo meccanico, grazie al miracolo che nella donazione ti permette di vivere anche dopo la tua morte continuerai a correre su mille strade e ad essere perennemente presente nel nostro cuore e nella nostra mente.