capitolo dal libro  " DOMANI SI PARTE "

   

 NOTTE FOLLE ALL'ENERGY DI CESENATICO - 1-9-200  

  

Ieri sera ho pianto… Ho pianto tanto e di gioia. Ma andiamo a descrivere i fatti.

In serata alle ventidue era programmata una serata in discoteca assieme a tutto il gruppo A.N.S.E.D. Ci sono ragazzi Dawn, autistici, ritardati mentali, altri in carrozzina ed altri con problemi diversi.

Questa discoteca, che si chiama Energy, si trova in centro a Cesenatico e dal fuori, almeno al buio, non si ha la sensazione di trovarsi in un tale posto.

Ma all’interno, ampi spazi,  settori separati tra di loro con arredamenti diversi, con pochi scalini o con lunghe scale, danno l’impressione di un posto in cui isolarsi pur essendo in mezzo ad una marea di giovani.

Il banco dei D.J., centrale rispetto a tutta la struttura ,è il posto di comando a cui si alternano comandanti che impartiscono ordini alla ciurma che ubbidiente segue le loro indicazioni.

Sopra la pista una struttura metallica sorregge tutte le casse acustiche che, come tentacoli di una piovra, salgono e scendono verso la marea di giovani  che ballano sotto di loro; mi sembrano come delle mani che si protendono ad accarezzare e custodire questo tesoro formato dagli uomini del domani.

Ed in mezzo  a questi uomini c’è anche il mio Samuel. Pur avendo una paresi a metà corpo  che non gli permette scioltezza né al braccio né alla gamba sinistra, Samuel balla, si dondola, si contorce, salta con due gambe.

La musica è alta ma la mia emozione ancor di più.

Mauro, Marilena, Francesca, Tino, Francesco e tanti altri lo circondano, lo abbracciano, lo stimolano.

E lui, quel ragazzo, senza alcun problema si lascia andare, la musica che scende dall’alto lo investe, lo avvolge e lo trasforma. Il suo sorriso smagliante è ancora più luminoso, Samuel è felice. Samuel è allegro. Samuel è bellissimo.

Una gioia immensa mi pervade e si appropria di tutte le mie membra.

Piango di gioia, di felicità, di allegria. Viva la vita e grazie a tutti coloro che consentono a questi ragazzi di passare momenti così intensi che li portano a mischiarsi con ragazzi della loro età senza che nessuna barriera li faccia sentire diversi.

Tutti ballano chi con movimenti ritmati, chi con il più puro ritmo di una danza selvaggia. Le carrozzine di Tiziano, Deborah, Ivo e Stefano ruotano all’interno della pista e come al centro di una arena,  questi attrezzi  di gente portatrice di sofferenza diventano come i cocchi dei romani vincitori che giravano all’interno dell’arena per mostrare il corpo del vincitore al ritorno dalla battaglia.

Si proprio vincitori, perché questi ragazzi, meno fortunati di altri, portatori tutti di storie di dolore e sofferenza, esibiscono la loro diversità con allegria e autostima come il vincitore delle guerre romane non si vergognava di esibire il corpo leso da ferite, ma appartenente a colui che aveva vinto.

Così anche questi giovani esibiscono i propri handicap  come la prova degli obiettivi raggiunti e questo messaggio di vita e di speranza mi rafforza ulteriormente nella convinzione che solo nel lottare contro tutti i pregiudizi e barriere che la gente presunta “normale” frappone consentirà loro di sentirsi appagati col  mondo intero.