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Capitolo dal libro "DOMANI SI PARTE"
Un piccolo grande Uomo.
Caro Cardinal Esilio Tonini o caro Amico, preferirei usare il secondo termine perché mi fa sentire più idealmente vicino alle Persone a cui mi rivolgo. Vorrei ringraziarla per la cortesia che ha avuto nei miei confronti e per il tempo che Lei mi ha dedicato. Avevo molto attesa per questo incontro, Lei personaggio " Famoso " ed io ,umile papà, con una gran voglia di incontrarLa in quanto questo incontro mi avrebbe senz’ altro molto arricchito. Nei 20 minuti che ho atteso fuori dal cancello, aspettando di incontrarLa, ero concentrato sul come mi sarei presentato ed il freddo della notte di quel sabato 1 dicembre non riusciva a farsi notare neanche un po’.talmente era la concentrazione. Caro Amico, quando ho sentito lo scatto della apertura del cancello ed ho visto Don Giuseppe che mi faceva segno di entrare una emozione intensa mi pervase. Tra poco avrei visto questo piccolo grande Uomo, la cui capacità avevo potuto apprezzare solo in alcuni articoli di giornale od in alcune apparizioni televisive. Quando ho visto Ricky Federici, il Ragazzo-Segretario che scendeva le scale accompagnandola, un moto di confusione mi prese. Non sapevo nulla della amicizia con questo Ragazzo di Pedrengo che era un mio vicino di casa. Tutti i miei piani d’ attacco per farLe una buona impressione andarono a monte ed io mi presentai a Lei dicendole: " Lei ha davanti un Uomo fortunato perché, grazie ad una Fede forte, ero riuscito ad essere attore di un Miracolo che aveva visto il ritorno alla vita di mio figlio Samuel . Purtroppo l’ orario di inizio della sua conferenza in Chiesa era già trascorso per cui necessitava raggiungere al più presto i Fedeli che erano in trepida attesa già da 15 minuti. Mi ricordo che uscendo dalla Canonica, essendoci buio, Lei mi tese una mano in cerca di aiuto ed io, sorpreso, mi ritrovai la sua mano nella mia nello scendere quel gradino. Quel gesto, quella frazione di secondo fu per Me lunghissima ,e rividi come in un film, la scena in cui ormai da ben 3 anni il mio cucciolo, il mio Samuel, mi allungava, nello scendere i gradini, la mano alla ricerca di un punto di appoggio che gli desse sicurezza. Lei con i suoi passi corti ma veloci stava accelerando come a voler recuperare il ritardo, fino a che sentendo gli accenti più salienti di questa storia d’ amore che mi legava a Samy, si fermò sotto il campanile ed in un gesto paterno, mi abbracciò appoggiando la sua nobile testa vicino alla mia. Che momenti entusiasmanti quelle brevi frazioni di tempo in cui una persona qualsiasi, quale io ero, riusciva ad avere l’ attenzione ed un gesto di amore da un Principe della Chiesa. Mi ricordo un passaggio del Vangelo in cui Gesù passando per strada, volse lo sguardo verso Zebedeo, appollaiato su un albero e lo invitò ad accompagnarsi a Lui. E Lui, meravigliato e stupito pensava che una cosa così non avrebbe mai potuto accadere. All’ ingresso della Chiesa mi distanziai volutamente per evitare che il suo ingresso nel Tempio potesse essere sminuito dalla presenza di un elemento estraneo alla sua grandezza. L’ applauso che lo accolse fu il giusto tripudio alla sua fama ed alla sua disponibilità a dedicare il suo tempo a Noi. Andai sulla solita corsia di sinistra e mi sedetti nel banco da cui potevo vedere la mia statua preferita, la Pietà. Questa statua aveva una notevole valore per Me, era ai suoi piedi in due domeniche diverse che erano successi degli episodi bellissimi. Questa statua era fondamentale nella realizzazione del Miracolo di Samuel. La cara Maria, questa nostra Mamma con tra le braccia il corpo esangue del Figlio non era che la proiezione, per certi versi, della mia tragedia. Anch’ Io avevo avuto tra le braccia il corpo quasi senza vita di mio Figlio, ma la voglia di lottare, la Fede nel suo ritorno alla Vita, la Speranza che ci fosse un’ altra possibilità di vita, l’ Amore che ci univa riuscì a fermare, ben dopo 45 giorni, gli assalti della Morte che se ne andò, scacciata da tanta resistenza, lasciando Samuel in un coma vegetale, a detta dei Medici, difficilmente regredibile ed in una paresi neurologica a metà corpo diagnosticata irreversibile. Mi accomodai tra i banchi con vicino Giuseppe, un mio vicino di casa, e mi predisposi ad ascoltare con animo aperto, quanto avrebbe detto questo mio nuovo Amico. Questo Uomo minuto, visto da lontano quasi spariva nella cornice dell’ altare, ed essendo Io spostato a sinistra, nella prospettiva, lo vedevo ai piedi della Croce che si ergeva sull’ Altare. Mi sembrava la scena della Crocifissione di Gesù, quando ai suoi piedi erano rimasti solo i suoi Amici più veri. La sua voce sicura e tagliente non Ti permetteva di dubitare di quello che affermava. Dopo un’ analisi dei fatti del mondo incominciò a parlare della sua Mamma e del suo Papà. Che estasi, che melodia queste parole, questa ode all’ amore che univa sua Madre a suo Padre. Anch’ io, per il poco tempo che il destino mi consentì di godere i miei Genitori, avevo assistito al rapporto splendido esistente tra di loro. Anche a casa mia il mio tenero Papà non aveva mai alzato la voce nei confronti del Coniuge. Seppur i ricordi si fermino all’ età di 10 anni, quando mia Mamma Luigia, all’ età di 51 anni se ne era tornata al Signore,a causa di un tumore alla stomaco, rivedo ora come fosse allora, mia Mamma che inseguiva mio Padre attorno al tavolo promettendogli che se lo avesse preso gli avrebbe dato un morso alla orecchie. L’ inseguimento finiva sempre in un aggancio tra la preda e l’ inseguitore e come penale avveniva un abbraccio tenero con un sorriso ripagante tra di loro e di un esempio sublime per i Figli. I richiami ripetuti a questa figura della Mamma, dolce e guida sicura per il Figlio in questo mondo di tempeste mi provocò altre riflessioni. Avevo si perso la mia Mamma terrena nel 1958 ma da allora , quasi a compensare questa carenza era entrata preponderantemente nella mia vita, la Mamma celeste. Da allora, come se avessi una nuova tutrice, ero riuscito a trovare, nel dialogo con Lei, quei punti di riferimento che la partenza di Luigia mi aveva fatto perdere. I miei occhi corsero alla statua della Pietà. L’ illuminazione artificiale creava riflessi strani sulla statua intera ma lasciava stranamente libero da riflessi il suo viso. Quel viso scarno e smunto, straziato dal dolore ma molto simile nei lineamenti in vita di mia Mamma Luigia. Similitudine da me scoperta in un giorni del mese di novembre e che era stato all’ origine di un episodio che gli agnostici definirebbero strani ma che quelli come Me, che hanno Fede, definiscono " prodigio".e che avevo riassunto in un capitolo del libro sulla storia di Samuel. Tornai a concentrarMi sul Cardinal Tonini, questi momenti passati ad ascoltarLo, come se fosse un Amico che dispensava consiglia dall’ alto della sua saggezza, passarono velocissimamente. Notai che i Fedeli erano talmente assorbiti dalla maestria con cui descriveva questi fatti che manco si accorgevano di sottolineare con un applauso i passaggi più salienti. Già in questa omelia aveva parlato di una Bimba di nome Chiara e l’ amore verso questi futuri Uomini divenne visibile quando, al termine della conferenza, passando nella navata centrale si soffermava più volentieri con i Ragazzi, dispensando sorrisi e carezze. Piano piano fu raggiunto il portone centrale, nell’ uscire, nell’ affrontare il gradino, tese ancora la sua mano alla ricerca di un aiuto ed io fui orgogliosamente felice di poterLo aiutare. Ero intimamente soddisfatto della opportunità di essere stato così vicino ricevendo una sensazione bellissima. Ma quello che sarebbe successo di li a poco sarebbe stato ancor più stupendamente bello. Grande fu la mia sorpresa quando salutati gli ultimi Fedeli che s’ erano attardati a salutarlo mi si avvicinò prendendomi sottobraccio. Una esplosione di stupendi ricordi vennero a tenerMi compagnia, e, come nel film " ritorno al passato" mi ritrovai, anni addietro, sul sagrato della Chiesa di Seriate dove abitavo con i miei Genitori. Anche allora era dicembre, mia Mamma era già morta da 7 anni e mio Papà, il dolce Rino era già stato operato di tumore alla vescica ed ora purtroppo le avanguardie di quel male terribile avevano ripreso la corsa per giungere velocemente alla loro meta. Stranamente eravamo andati alla Messa di sera, cosa che non ricordo fosse mai successa prima di allora. Anche mio Papà era un piccolo grande Uomo, basso di statura ma grande di cuore e quella sera uscendo da Chiesa, dopo aver ascoltato la S. Messa vespertina, avvicinandosi mi aveva preso sottobraccio. E a quel contatto avevo sentito una strana energia pervaderMi e lasciarMi in uno stato di estasi. Allora non avevo capito cosa mi era successo, ma adesso dopo 6 anni di vita sofferto e di dolore, nell’ ascoltarMi sempre più intimamente, avevo scoperto una cosa bellissima. Similmente alla tradizione degli hjgtlander, dove un soggetto riesce ad accumulare energia pigliandola dal corpo del proprio nemico ucciso, a me succedeva, nel momento di incontrare una Grande Persona, la sua vicinanza ed il contatto fisico mi permetteva di assorbire energia positiva che veniva ad arricchirMi ulteriormente. Quel dicembre 65 fu l’ ultima volta che uscii di casa con mio Padre, dopo di allora avvenne un tracollo. Dopo S. Stefano venne ricoverato in ospedale da dove se ne uscì, in coma , a maggio del 66. I suoi funerali furono eseguiti il 15/5 , giorno del mio compleanno. Come quella carica di positività, che mio Padre mi trasmise mi accompagnò e tuttora permane nel mio bagaglio personale così spero che questo regalo immenso che questo mio Amico m’ ha fatto mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni. Rientrando in Parrocchia, quando ormai la mezzanotte era vicino e la stanchezza per questa Grande Vecchio ( 87 anni e 7 mesi) iniziava a manifestarsi ebbi il graditissimo regalo della accettazione di fare parte, come Socio, della Associazione Amici Traumatizzati Cranici, nata per essere d’ aiuto a quelli a cui un Destino ingrato ha regalato disperazione e solitudine ma anche la possibilità di amare immensamente il proprio Figlio ferito. E’ così quel magnifico primo dicembre del 2001 si concluse in una maniera splendida a cui ancor oggi stento a credere.
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