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Capitolo dal libro "DOMANI SI PARTE"
"S. Pellegrino: una città bella come Parigi"
La notizia la vidi casualmente su un depliant. Enzo Biagi sarebbe stato al Casinò di S. Pellegrino sabato 24/3/2001 per una "riunione" di presentazione di tre suoi libri. Una curiosità mi attanagliò, ritenevo Enzo Biagi uno scrittore, giornalista ed opinionista televisivo di notevole caratura ed avevo una grossa stima nei suoi confronti. In vita mia non ero mai stato ad ascoltare un autore che presentava un suo libro e questa era l’occasione giusta, tra l’altro pensai giusto ad Enzo Biagi come ad una opportunità che mi si presentava per poter trovare un veicolo di diffusione della storia di Samuel. Di questa meravigliosa avventura, troppo bella, perché non dovesse renderne partecipe tante persone che purtroppo in questo momento non avevano la nostra fortuna.Subito si mise in moto il meccanismo di cosa fare, come fare per poter rendere proficuo questo incontro, ricercare quali erano le strade per poter avvicinare questo "mostro sacro" della nostra letteratura, onde evitare che l’iniziativa non andasse a buon fine. Incominciai a preparare una lettera di accompagnamento a tutta la storia di Samuel che fosse gradevole senza essere troppo leziosa. Alla fine, rileggendola per l’ennesima volta, scoprii con piacere che la sua lettura scorreva bene e ne fui compiaciuto, ma subito dopo, mi assalì la paura che non fosse abbastanza interessante per attirare l’attenzione di questo grande giornalista. Non ero mai entrato nel Casinò di sera e l’idea di vedere questa bella struttura di stile liberty illuminata e lucente mi mise in corpo un’attesa impaziente come mi succedeva quando, in gita scolastica, si andava a visitare dei monumenti celebri. L’orario di inizio era le 20,45 ma per paura di non prendere uno dei posti nelle prime file mi portò a raggiungere S. Pellegrino alle ore 20,00. Una gradevole sorpresa si presentò ai miei occhi; questa graziosa cittadina, dai famosi fasti trascorsi, conosciuta nel mondo sia per la sua acqua minerale ed anche per le sue terme, non l’avevo mai vista di notte. Forse fu l’attesa per questo avvenimento o per la tensione positiva del possibile incontro con Biagi, fatto sta che per tutto il viaggio provai ad immaginare come avrebbe potuto avvenire questo evento. Concentrato su questi argomenti, tutto il percorso di andata fu fatto quasi automaticamente senza mai puntare l’osservazione sui paesaggi che via via incontravo. Quando, su un altissimo cavalcavia, che mi provoca una certa preoccupazione tutte le volte che lo percorrevo, vidi il cartello che indicava S. Pellegrino la mia attenzione, concentrata dapprima sul contenuto della serata, si focalizzò sul panorama. La strada improvvisamente incominciò a scendere con curva e controcurva; mi sembrò di percorrere una pista di bob, il fiume Brembo, inquadrato giù in basso, scorreva nero come fosse inchiostro. L’idea dell’inchiostro mi riportò alla memoria quanti fiumi di inchiostro doveva aver usato Enzo Biagi per scrivere i suoi libri, chissà se anche lui, come Montanelli, usava una portatile per battere le sue bozze o era già arrivato al computer. Due fanali grandi come due luci di un faro nella notte mi si pararono davanti, erano i fari posteriori di un’autovettura davanti a me che, frenando in una curva, si erano accesi ed avevano spaventato la mia vista distratta. Questo spavento mi convinse a concentrarmi di più sulla strada d’asfalto che su quella della fantasia, dirò che quello "spavento" fu positivo perché improvvisamente vidi quello che in tante volte non avevo mai visto. Vidi due essenze, il fiume Brembo e la terra che lo conteneva, che marciavano parallele ognuna indispensabile all’altra, il fiume che con le sue sorgenti aveva mobilitato e fatto conoscere a tutto il mondo "S. Pellegrino". La terra che, inorgoglita da tanta fortuna, aveva visto nascere sul suo territorio edifici maestosi non presenti in un’altra località, era stato così, come in una partita di domino l’acqua minerale aveva giustificato la creazione delle Terme che necessitava di un "Grand' Hotel" che aveva indotto la costruzione di un "Casinò". Tutte queste cose, nel secolo scorso erano state il motivo che avevano reso S. Pellegrino la perla non solo della Valle Brembana ma addirittura della Lombardia, unica nella sua caratteristica di posto di cura e di svago di persone nobili e facoltose. Improvvisamente, all’uscita di una galleria, semi nascosta mi trovai davanti il capannone della S. Pellegrino dove producono delle bevande, anch’ esse conosciute in tutto il mondo, con tutti i magazzini numerati in ordine decrescente dal dodicesimo in poi. Questi cartelloni gialli, apparsi inaspettatamente alla mia vista, mi sembrarono come una conta alla rovescia al termine della quale incominciò ad apparire il centro di S. Pellegrino. Il ponte romanico pedonale, con due arcate disuguali, mi venne incontro precipitosamente data la velocità della mia auto. Improvvisamente mi si parò davanti una curva molto stretta che mi obbligò a frenare bruscamente, questo mi permise di visualizzare meglio un locale, il "Ferro di cavallo". Un mare di ricordi mi travolse, in quel locale, il 4 marzo 1973, mi incontrai per la prima volta con quella che poi sarebbe divenuta mia moglie. Con un mio collega di ufficio e sua moglie prendemmo la specialità della casa che era la pizza al ferro di cavallo. Si dice che il ferro di cavallo porti fortuna, non so se fu così, sinceramente fu un evento traumatizzante. Nelle tre settimane che seguirono ci fu un crescendo di emozioni e di stravolgimenti, quella ragazza appena conosciuta, dopo una settimana aveva già scalzato dal mio cuore tutte le amiche che avevo e si era piazzata al primo posto di quella classifica. Nella seconda settimana ci vedevamo tre volte al giorno e tutte le volte era uno scarico di adrenalina, per cui il mio vivere, la mia giornata, le mie aspettative erano per quei momenti che potevo starle vicino come ad esempio: accompagnarla al lavoro lei in motorino io in vespa. Nella terza settimana i discorsi divennero più seri, mentre si stava facendo strada l’idea di legare il nostro futuro con un matrimonio. Come dice il proverbio "il ferro va battuto finché è caldo" noi non lasciammo passare altro tempo e fissammo addirittura la data delle nozze. Si proprio la data delle nozze che definimmo per il 4/9/1973 esattamente sei mesi dopo quel nostro primo incontro a S. Pellegrino e per dare veloce seguito ai nostri desideri, ci mettemmo alla ricerca del nostro nuovo nido d’amore e firmammo il contratto d’affitto della casa proprio il 4/4/1973 esattamente 30 giorni dopo quell’incontro galeotto al "ferro di Cavallo". La macchina aveva superato quella curva a gomito ed a sinistra mi apparve la Clinica Quarenghi, un luogo di cura, rinomato in tutta Italia che segue anche i traumatizzati cranici. Questo pensiero mi fece rientrare in me stesso, quel luogo di cui avevo visto , nei tempi, tante persone che arrivandovi da ogni parte di Italia, portavano il loro carico di speranza e di dolore, proprio come il fardello che gravava sulle mie spalle. Il pensiero di Samuel, del suo dolce sorriso nonostante il grave trauma subito mi affiancarono nell’ultimo pezzo di strada. IL mio caro e dolce Samuel che 5 anni prima una congestione galeotta gli aveva fatto perdere conoscenza mentre in moto andava al lavoro, e che a causa di ciò aveva avuto un incidente con cause devastanti. Le conseguenze furono inizialmente un ricovero in rianimazione per 45 giorni col rischio continuo di morte e successivamente un coma vegetale con poche prospettive di una sua regressione e di una paresi a metà corpo. La lotta iniziata per tenerlo in vita era stata tremenda ma grazie all’ Amore per questo Figlio, alla Speranza ed alla Fede sono riuscito a fermare l’ avanzata del Destino ed adesso Samuel sta ripercorrendo, seppur lentamente a ritroso la scala che l’ aveva portato vicino alla morte. Dopo aver vinto il coma vegetale ed il coma vigile oggi sta lottando contro la paresi diagnosticata dai Medici, irreversibile e dopo 2.5 anni di carrozzina ha ripreso a camminare, va a cavallo, gioca col computer e legge discretamente inglese e francese anche se sono ancora presenti notevoli lesioni neurologiche. Il gradino più basso della scala che porta nell’ al di là è ormai lontano, ma questo non è più così importante; grazie a tutto e a Tutti Samuel sta lottando per ritornare ad un livello di vita che sia più degna di tale nome. Ormai ero già nel centro abitato ed il suo filare di piante sulla passeggiata faceva da specchio alla presenza di bar famosi come il Bigio ed il Colleoni. Questa alea di nobiltà e di fama aveva colpito anche me. Un ricordo infantile mi tornò alla mente, doveva essere il 1956 ed aveva 8 anni. Mio papà come premio mi aveva promesso che mi avrebbe portato in una città famosa, infatti giunta la domenica, prese la sua bici, una Bianchi color rosso fiammante con la sella in "vero cuoio" come quella dei ciclisti professionisti, e partimmo per questo viaggio premio. Era estate e prima di farmi salire sul canotto della bicicletta, perché quella era l’unico mezzo di trasporto che avevamo, fissò un cuscino con dello spago, affinché il viaggio fosse meno traumatico. Mi ricordo un viaggio lungo lungo con mio padre che spingendo sui pedali , essendoci anche dei pezzi in salita, grondava sudore che cadendo sulla fronte si fermava sul mio corpo. Alle mie osservazioni per quelle goccioline che cadendo mi bagnavano soggiunse che il sudore della fronte, prodotto dalla fatica, è un liquido nobile e di alto valore. Grande fu l’estasi quando giungemmo alla meta del nostro lungo viaggio, questa città descritta con maestria da mio papà, con addirittura le Terme, il Grand' Hotel, il Casinò mi apparve nella sua bellezza e quando sentii suonare da un jukebox la canzone"Ama l’aria di Parigi" mi convinsi che quella città era Parigi. Solo molti anni dopo, ritornandovi, rispolverai i vecchi ricordi e pensando alla durata del viaggio in bicicletta realizzai la convinzione che la mia Parigi da bambino non era altro che S. Pellegrino.Lasciai il ponte centrale di S. Pellegrino alla mia destra ed inizia la salita che porta al Casinò, l’ultimo pezzetto di strada era completamente buio e notevole fu la mia rabbia nei confronti degli amministratori che non avevano pensato di illuminarla. Ma il mio disappunto si annullò quando sbucando da questo cono d’ombra giunsi davanti al Casinò illuminato per l’occasione. Il contesto tra il buio precedente e la luminosità di questa costruzione mi fecero cancellare l’arrabbiatura nei confronti dell’Amministrazione Pubblica e mi fecero capire che è molto meglio non pronunciare sentenze con troppa frettolosità. L’emozione dell’idea di vedere tra poco quel mostro sacro che è Enzo Biagi, unito all’euforia di trovarmi in un ambiente così speciale mi caricarono a mille e mi sentii quasi attore partecipe in questa serata dedicata alla poesia ed ai suoi autori. Strategicamente presi posizione nelle prime file ed incominciò il gioco dell’attesa che consisteva nel guardare, studiare e quindi catalogare gli spettatori di quella serata. La cosa non durò a lungo perché la compagnia di una mia collega sopraggiunta nel frattempo mi portò a dialogare d’altro. Dopo questa attesa giunse Lui, Enzo Biagi, che forte del suo mestiere, delle sue capacità, della sua bravura intrattenne per parecchie ore senza che si avesse sentore del trascorrere del tempo tant’era l’entusiasmo e l’interesse che l’intervento di Biagi creò. La serata intensissima volò via e al termine del rituale che vede l’autore autografare i suoi libri, mi potei avvicinare a lui, con una cartella con la storia di Samuel, con foto, articoli di giornali e mie considerazioni. Quando gliela consegnai speravo tanto che nei giorni successivi l’avrebbe guardata e letta, non so se ciò è avvenuto o perché non è accaduto. La cosa purtroppo, che invece non è successa, è che dopo quell’incontro Biagi non mi ha ancora contattato. Ma io forte della mia testardaggine, non mi rassegno e se ciò non avverrà vedrò di provocare o cercare un’altra occasione d’incontro, convinto che se avrò l’opportunità di narrargli la "storia di Samuel" non potrà che essere d’accordo nel far si che questa venga portata a conoscenza di tante altre persone. L’ ultimo ricordo che ho di quella sera è l’ immagine di questa città, vista nello specchietto retrovisore, mentre tornavo a Bergamo, che a mano a mano che mi allontanavo diventava visivamente sempre più piccola fino ad essere solo un punto luminoso ma che rimarrà scolpita nella mia mente come una esperienza fantastica e irripetibile. Oggi, dopo tanto tempo, quando ripenso a quella serata non posso fare a meno di integrare in una splendida cornice tutte quelle splendide meraviglie che S. Pellegrino, perla della Valle Brembana nasconde e che rivela solo a chi ha la volontà di cercarle e la bravura di scoprirle .
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