|
Capitolo dal libro " DOMANI SI PARTE"
UN PEZZO DI CARTA CHIAMATO AMORE
Il sole era tramontato da qualche ora ed io, seduto in un angolo, esausto senza neanche la voglia di accendere la luce rigiravo, tra le mani, quel foglietto di carta. Lo guardavo, lo leggevo e lo scorrevo fino in fondo ed ogni volta che arrivavo alla fine il mio cuore trepidava. Tra un’ ora avrei dovuto andare alla riunione e la decisione da prendere mi teneva inchiodato alla sedia. Mille pensieri mi attraversavano la testa, a volte di speranza, a volte di angoscia, a volte di disperazione; un’ emicrania mi teneva compagnia e delle esplosioni lancinanti accompagnavano il suono ritmico del grosso orologio appeso al muro. Quel foglio era l’ ultima cosa che mio figlio aveva scritto di suo pugno ed ora stava a me decidere se consegnarlo al destinatario o distruggerlo tentando con ciò di fermare il corso della vita. Davanti agli occhi scorreva tutta la vita di mio figlio, dei bellissimi ricordi vennero a tenermi compagnia ed a lenire quella solitudine mortale. Samuel, a pochi chilometri di distanza da me, giaceva in un letto della rianimazione e due sonde, impiantate nella testa, rilevavano la pressione intracranica e monitoravano la situazione che poteva essere irrecuperabile in ogni momento, data la gravità della situazione. Una grave caduta dalla moto, a causa di una congestione, aveva fermato lo scorrere gioioso di quella giovane vita ed ora, solo la speranza riposta nella Fede mi consentivano di non darmi per vinto e di non impazzire. In una scala della vita, scritta dalla scienza medica, che andava da zero per le persone sane fino a 25 per le persone morte, Samuel aveva salito questi gradini talmente in fretta che anche il 24°, raggiunto ormai da diverse settimane, stava per essere abbandonato per tornare a ricongiungersi a Dio. Solo Lui sa quanta sofferenza, quante preghiere e quanta volontà era servita per poterlo fermare ad un passo dalla morte. La Morte, sorniona e ghignante, aspettava il momento propizio per rapire mio Figlio ma io fortissimamente non volevo e lottavo contro le diagnosi mediche che non lasciavano spazio neanche alla più tenue speranza. Nel manipolare con tensione e nervosismo quel foglio mi tagliai superficialmente un dito ed una goccia di sangue apparve sulla mia mano. Il Sangue, questo liquido che qual gesto d’ amore passava dal Donatore al Ricevente e tornava a dargli forza e vita mi rattristò ancor di più. Anche il mio Samy era donatore di sangue anche se le operazioni di prelievo lo terrorizzavano, anche Lui aveva donato ad altri ma ora che Lui stesso aveva bisogno di un aiuto non c’ era nessuno che potesse andare in suo aiuto. L’ orario di andare alla riunione era quasi giunti ed io non avevo ancora deciso cosa fare. L’ adesione olografa di donare i propri organi, scritta e firmata da Samuel era nelle mie mani e l’ idea di consegnarla mi tormentava. Mi sembrava, con la consegna dell’ adesione, di autorizzare la sua fine e far salire Samuel all’ ultimo gradino e partire per il mondo dei morti. Il non consegnarlo non mi sembrava rispettoso della volontà di mio Figlio di essere anche Lui un Donatore di vita in quanto non c’è gesto più sublime di quello insito nella donazione. Samy era in coma vegetale e non poteva suggerirmi nulla. La mente galoppava avanti ed indietro cercando qualcosa che mi affrancasse in una decisione. Improvvisamente uno squarcio di luce si fece spazio nel buio della mia disperazione. Mi ritrovai, in un giardino, con Samuel seduto sulle mie ginocchia, era l’ 82 e Lui aveva 8 anni, guardavamo i fiori nell’ erba ed ascoltavamo la nostra canzone preferita cantata da Celentano che era "Conto su di Te". Su un foglio sgualcito avevo scritto il testo che Lui la stava imparando a memoria, questa canzone, molto toccante, era il nostro segreto ed era il mio testamento per questo giovane Figlio. In questo brano un padre si rivolge al figlio e gli chiede di tirare il carretto quando si addormenterà e di prendere il suo posto. Gli chiede di affrontare la vita e di farlo meglio di lui. Improvvisamente capii il significato di quella intuizione, mi alzai dalla sedie, accesi la luce ed andai cercare in un cassetto il testo della nostra canzone. Era proprio come avevo sospettato, nel testamento per mio Figlio, tra le righe della canzone trovai la risposta al mio dubbio. E quando lessi :" Io conto su di Te perché vinca la Vita …" trovai l’ indicazione del da farsi e la risposta ai miei dubbi. Avevo capito tutto. Mi alzai sicuro di aver fatto la scelta giusta, andai all’assemblea dell’AIDO e consegnai,con il cuore che piangeva di dolore,la sua volontà di donare gli organi compilata pochi giorni prima del suo appuntamento con la morte quel venerdi 16 febbraio ’96. Ma come nelle storie più fantastiche anche nello scorrere della vita di mio figlio questi fu un episodio pieno di significato misterioso. --------------------- Oggi a 5 anni da quei giorni, Samuel sta ripercorrendo, seppur lentamente a ritroso quella scala. Dopo aver vinto il coma vegetale ed il coma vigile oggi sta lottando contro una paresi, diagnosticata dai Medici, irreversibile e dopo 2,5 anni di carrozzina ha ripreso a camminare. Il gradino più basso di quella scala è ancora lontano, ma questo non è più così importante. Quella guerra contro la morte l’abbiamo vinta ed ora possiamo tornare a cantare assieme quelle strofe di quella meravigliosa canzone che dicono: " Conto su di Te che hai la vita davanti,ma Io sento che l’ importante è nel cuore, per amare conta su di Me come Io conto su di Te "
|