capitolo dal libro  " DOMANI SI PARTE "

 

  UNA DOMENICA DI NOVEMBRE   2000  

 

   Anche questa domenica vado alla S. Messa, ormai è diventato un po' un rituale; lo stesso banco, la stessa posizione laterale all'altare della Pietà, la consueta candela accesa al termine della Messa davanti all'altare di Maria.

  Durante la Messa, la mia attenzione è attirata dal candeliere, da dove sono inginocchiato lo vedo quasi pieno ed un pensiero fisso mi disturba durante la funzione.

  Mi ricordo della volta che la mancata presenza di uno spazio libero per metterci una candela mi aveva portato a vivere quella bellissima esperienza, a metà tra un sogno ed un miracolo, che mi aveva lasciato molto scosso.

  Durante l'omelia un passaggio del Sacerdote si richiamava alla presenza, tra di noi, dello spirito delle persone morte che tendevano a proteggerci e ad aiutarci.

  La S. Comunione anche oggi ha il potere di assorbirmi completamente e mentre inginocchiato, con le mani sul viso, prego e piango, non mi accorgo che la Messa è finita.

  Svolgo subito lo sguardo verso il portacandele, davanti alla statua della Pietà, purtroppo qualche fedele ha già affidato le sue speranze a delle candele accese e per  me non è restato più neanche un posto libero.

  Il motto che insegno sempre a Samuel è "Mai dire mai" per cui questo deve valere anche per me; anche l'altra volta non c'era più posto e Maria mi aveva indicato la strada da percorrere.

  Mi avvicino all'altare, imbuco l'offerta, prendo una candela e mi guardo attorno.

  Dato il tempo trascorso dal termine della funzione, la Chiesa è ormai vuota di Fedeli, solo una donna sta avviandosi alla porta e tra un attimo sarò solo nella casa di Dio a parlare con la mia Mamma Celeste.

  Accendo la candela, m'avvicino al candeliere e guardo Maria.

  Ha una strana luce sul viso, socchiudo gli occhi per metterlo a fuoco.

  No non è possibile, quella persona con in braccio un Figlio martoriato ha i lineamenti di mia mamma morta che io avevo 10 anni d'età.

  Il viso scarno, il naso affilato, gli occhi molto piccoli con uno sguardo profondo sono le caratteristiche somatiche di mia Mamma.

  Quella Mamma che, purtroppo il destino non m' ha consentito di godere.

  Quando io avevo 10 anni lei si ammalò di un  cancro allo stomaco ed alla sua scoperta, a giugno 1958, i 3 mesi diagnosticati di vita residua, furono i giorni che, purtroppo, non abbiamo potuto trascorrere assieme.

  Lei sempre dentro e fuori gli ospedali, io a Clusone, alloggiato in Seminario per un  periodo di prova, per poter essere accettato come seminarista per poter in seguito divenire Sacerdote.

  Purtroppo al termine del periodo di prova, al mio rientro a casa da Clusone, mia Mamma era già in coma e non rispondeva a nessuno stimolo ed aveva perso anche la vista.

  Mio Papà e le mie Sorelle, data la mia tenera età, non mi avevano preavvertito della gravità dello stato di salute della Mamma.

  Mi ricordo che salii le scale di corsa ma mio Papà non voleva che la vedessi così, nello stato in cui era ridotta.

  Il viso gracile, le mani magrissime, coperte dai segni delle iniezioni, il buco occipitale ricoperto dalle palpebre oramai irrimediabilmente abbassate.

  Mio Papà, il caro e dolce Rino che, in tanti anni non aveva mai alzato la voce nei miei confronti e che io adoravo,  mi stringeva a lui e mi diceva che la Mamma, la sua dolce Luigia, aveva già iniziato il viaggio di ritorno al Creatore e che io la dovevo ricordare bella, dolce e buona come l'aveva visto l' ultima volta e come era impressa nel mio cuore.

  Mi svincolai dalla stretta di mio Padre e corsi in camera da letto.

  Un odore acre di medicinali mi accolse sulla porta, la mia Mamma era là stesa sul letto con le mani già accostate sul petto che stringevano il suo fedele rosario.

  Mamma, Mamma, gridai con la voce che si spezzava nella gola e, col cuore che sobbalzava, mi buttai su di Lei.

  Mi sembrò un' eternità il tempo che rimasi gettato su di Lei ma la mia voglia di salutarLa,, un' ultima volta, era più forte della paura che l' ombra della morte già alloggiava in quella stanza.

  Improvvisamente avvenne un.......... miracolo, mia Madre alzò lentamente le palpebre e fissandomi intensamente mi guardò e senza fare nessun altro movimento disse : " Ciao Stefano adesso che t' ho rivisto posso tornare da Gesù".

  Mio Padre, le mie sorelle Laura ed Anna e Don Andrea, presenti nella stanza, non riuscirono a profferire parole e rimasero sbigottiti di fronte alla decisione di Dio di consentire ad una Madre, già vicina a Lui,di ritornare sulla terra per salutare il suo Stefano per una ultima volta.

    Ebbene quel viso, già con il colore funereo della morte che reclamava il suo diritto, che io avevo visto quel maledetto giorno di settembre del 58, adesso era lì in Chiesa, davanti a me.

  Il dolore che straziava sul suo volto non era la paura di morire ma era la sofferenza per la morte del Figlio.

  Davanti a me, su quell' altare, c' era la mia Mamma ed anche ora come allora non sapevo profferire parole.

  La mia concentrazione fu distratta dalla sensazione di una presenza umana, girai il capo e vidi una persona che era seduta al  capo della panca in cui c' ero anch' io.

  Mi fissava e sorrideva e la cosa mi dava molto fastidio.

  E si che un attimo prima, in Chiesa  non c' era più nessuno oltre alla donna che stava uscendo. 

  Aveva i capelli corti, brizzolati, il naso con i lineamenti dolci ed un sorriso che ammaliava.

  Ma che diritto aveva di osservarmi, di disturbarmi nel colloquio che avevo con Maria o con Luigia entrambe mie Mamme?

  Mi concentrai di nuovo sulla candela che già incominciava a colare.

  Memore della volta scorsa, accostai il cero ad un mozzicone che subito si avvinghiò alla candela madre.

  Già pregustavo il finale di questo episodio con uno scambio di vita tra le due esistenze.

  Purtroppo avvenne un imprevisto; la fiammella del mozzicone, invece di dirigersi verso        l'alto come l' altra volta, tirava curiosamente all' indietro con un effetto strano.

  Cercai con gli occhi quale potesse essere la causa di questa fiammella che invece di tremolare verso l' alto puntava dritta sul fusto della mia candela, facendola sciogliere a metà lunghezza.

  La cosa mi indispettì assai, nel ruotare la testa vidi di nuovo quel signore anziano che, nonostante i suoi lineamenti mi fossero familiari, continuava ad intromettersi nei miei affari privati.

  Un raggio di luce che non avevo notato fino ad allora penetrava da un rosone in alto da una finestra ed andava ad illuminare il viso di S: Giuseppe, che era inserito in un quadro dirimpetto alla statua della Pietà, ed assumeva così un aspetto estasiato e felice che non avevo mai notato fino a quel giorno.

  Impossibile che fossero tutti felici, le mie due Mamme, Maria e Luigia, quel signore anziano e S. Giuseppe e solo io contrariato?

  La mia candela, quella che  l' altra volta nel suo consumarsi aveva ridato la vita al piccolo mozzicone, ora rischiava di spezzarsi un due senza permettere al pezzetto di cera in cui io vedevo il mio Samuel martoriato, di rigenerarsi.

  Un vento gelido mi colpì  alle spalle e mi ricordò l' alito della morte che stazionava nella camera di mia Madre quel giorno del settembre 58  in attesa di ghermire il suo corpo.

  Mi girai per cercarne la causa e vidi che quella donna che stava uscendo dalla Chiesa s'era soffermata a parlare con la porta d' ingresso socchiusa.

  Ecco la causa di quel vento gelido che raggiungeva la mezza candela e che le faceva sbattere la fiamma sul fusto del mio cero.

  In questo tourbillon di sensazioni e di eventi non m' ero più ricordato della mia candela, del mio messaggio che inviavo ogni domenica alla mia Mamma Celeste.

  Guardai angosciato la mia candela ed una situazione impensabile mi si parò davanti agli occhi.

  La mia candela s' era spezzata esattamente in due e ripiegandosi su se stessa s' era ribaltata ed accostata sia al mozzicone che alla metà inferiore saldandosi tutti e tre questi pezzi tra loro.

  Il vento freddo di un attimo prima si trasformò in una calda sensazione di gioia e pace.

  Riguardai la porta della chiesa, fino ad un attimo prima socchiusa e la vidi perfettamente chiusa

  Degli episodi strani, ancora una volta mi stavano accadendo attorno.

  Cercai quel signore anziano, m' era venuta voglia di vedere quel viso sereno e felice ma nel mio banco non c' era seduto più nessuno, guardai il viso di mia Mamma Luigia, fuso nello sguardo di Maria ma non lo ritrovai più.

  Tornai ala candeliere, tutte e tre le mezze candele luccicavano in una nuova grande candela e le tre vite di ogni pezzo di candela si fondevano in un unico stoppino luminoso.

  Improvvisamente capii tutto.    Come non avevo fatto a non accorgermi prima.

  Tre erano le figure attrici di questa visione, mia madre Luigia che si rispecchiava in Maria, quel signore anziano ostinatamente felice ai piedi del quadro che conteneva S. Giuseppe non era altro che il mio Papà ed il terzo soggetto che componeva questa terna non era altro che il mio Samuel.

  Ed i tre pezzi di candela orgogliosamente fusi in uno non era altro che la proiezione positiva della presenza dei miei Genitori a garanzia del futuro di Samuel che non poteva che essere di gioia , serenità e speranza.

    La luce che penetrava dal rosone s'era affievolita, S. Giuseppe era tornato austero, Maria la mia fonte di speranza che ogni domenica mi ricaricava le batterie, era tornata quella di sempre, ma io, anche stavolta,col volto rigato di lacrime ringraziai Dio di essere stato ancora inconsapevole attore di un episodio prodigioso.